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Annunciata, 1476
olio su tavola, cm. 46×34 
Palermo, Galleria regionale di Palazzo Abatellis

La Vergine è colta nel momento in cui l'angelo se n'è appena andato (oppure nel momento dell'interrogazione). Dalla sagoma, quasi piramidale, del manto emerge il perfetto ovale del volto e l'asse della composizione è dato dalla verticale che va dalla piega dello scollo all'angolo leggio, ove vengono narrate le profezie che le stanno accadendo; al contrario il lento girare della figura e il gesto della mano, probabilmente posta in segno di benedizione, ma anche di sconvolgimento, danno movimento alla composizione. La posa è di tre quarti, lo sfondo scuro e la rappresentazione essenziale derivano dai modelli fiamminghi, in particolare Petrus Christus che forse Antonello conobbe direttamente in Italia. La luce è radente ed illumina l'effigie come se si affacciasse da una nicchia, facendo emergere gradualmente i lineamenti e le sensazioni del personaggio...

L'uso dei colori ad olio permette poi un'acuta definizione della luce, con morbidissimi passaggi tonali, che riescono a restituire la diversa consistenza dei materiali. A differenza delle opere fiamminghe però, Antonello impostò anche una salda impostazione volumetrica della figura, con semplificazioni dello stile "epidermico" dei fiamminghi che permette di concentrarsi su altri aspetti, quali il dato fisiognomico individuale e la componente psicologica. L'opera rappresenta uno dei traguardi fondamentali della pittura rinascimentale italiana. La purezza formale, lo sguardo magnetico e la mano sospesa in una dimensione astratta ne fanno un capolavoro assoluto.

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